sabato 13 aprile 2013

agatha-ruiz-de-la-prada


Camminare nella zona di Piazza San Marco durante il fine settimana è una cosa che generalmente preferisco evitare. Le ondate di turisti mettono in crisi la mia quotidiana serenità. Sabato scorso, non pensando al fatto che fosse effettivamente sabato, ho deciso di andare a visitare la mostra di Agatha Ruiz de la Prada al Museo Correr. Siccome si trattava di una giornata di sole dopo diverse giornata di pioggia Piazza San Marco era ancora più gremita di gente rispetto al solito. Attraversando la folla la mia voglia di dedicarmi alla visita di una mostra (esperienza che per essere ottimale deve prevedere una certa tranquillità) era nettamente diminuita. Il mio malumore è scomparso non appena varcata la soglia della sala da ballo di Palazzo Correr. I capi di Agatha Ruiz de la Prada sono stati sapientemente disposti al centro della grande stanza per proporre un interessantissimo dialogo tra contemporaneo e antico, dialogo che sembra andare piuttosto di moda di questi tempi, un dialogo che effettivamente ha il suo perché, soprattutto se pensiamo a quanti abiti bellissimi sono stati esibiti proprio in quel salone quando il palazzo era attivo della sua funzione originaria.


 



Gli abiti di Agatha sono famosi per essere spiritosi, colorati. Agatha ama osare, giocare con il proprio corpo vestendolo di freschezza e spensieratezza. Ogni capo presenta almeno una particolarità che lo rende un pezzo unico, perfetto. Insieme i vestiti, disposti nel modo curato dalla stessa stilista, vanno a formare qualcosa che assomiglia ad un mondo magico. Illuminano una stanza che è già di per sé appariscente, unica nel suo splendore. Il mio sguardo si posava da un abito all'altro continuamente senza riuscire a staccarsi da quelle creazioni. La prima cosa che ho pensato e che continuo a pensare tutt'ora è che ogni creazione può essere arte, anche un abito, e gli abiti di Agatha Ruiz de la Prada possono assolutamente essere considerati tali. 


Marcella Toscani

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