lunedì 21 ottobre 2013

' I BARBARI ' di Simone Del Pizzol

 
SIMONE DEL PIZZOL
I BARBARI

Il barbaro non perde l'anima per caso, o per leggerezza, o per un errore di calcolo, o per semplice miseria intellettuale: è che sta cercando di farne a meno. (Alessandro Baricco)

Simone del Pizzol (1979) è un giovane artista che lavora con la pittura e le incisioni. Le incisioni sono le protagoniste di questa mostra personale in cui, tramite una tecnica così poco comune nelle generazioni emergenti, si crea tuttavia un'atmosfera evocativa e romantica che sarebbe stata difficilmente ottenibile in pittura. Paesaggi, mostri antropomorfi, animali e personaggi famosi evocativi come Napoleone, creano una sorta di prospettiva mitica e mistica. Le ombre delle acquatinte e delle acqueforti danno il giusto carico di mistero a opere che già solo nel titolo racchiudono inquietudine, come Paura contemporanea ed Esorcismo contemporaneo, titoli che voglio citare su tutti proprio per l'insistere di quel termine “contemporaneo” che si contrappone forte a una certa aria antica delle opere.

Questo lavoro è, infatti, una comparazione di due epoche diverse messe a confronto vivo. Il passato e il presente della storia italica, quando la parola “Barbari”, scelta dall'artista come titolo della mostra, voleva dire tutto quello che era sconosciuto, tutto quello che arrivava da fuori, il diverso. L'interrogativo di Simone del Pizziol è chiaro: si chiede quanto nei secoli questo sia cambiato e se la novità non sia ancora in fondo, sottilmente, non dichiaratamente, vista come un'invasione. Senza prendere una posizione critica, l'artista riflette su questa nostra tendenza sociale e la pensa così tanto da finire per interiorizzarla e farla parlare attraverso il suo vissuto personale. Attraverso simboli che rappresentano l'esterno, il diverso, il non comune della propria vita, parte una auto-analisi di se stesso che si compenetra con un'analisi del nostro paese e viceversa.

In questa ricerca lo affiancano testi come Baudolino di Umberto Eco e I barbari di Alessandro Baricco, che ha come sottotitolo: Saggi sulla mutazione. La tesi di quest'ultimo è la necessità di accettare una mutazione dell'uomo ormai inevitabile e che arriva sotto forma di uno smantellamento culturale, una sorta di perdita dell'anima. Le resistono uno spirito romantico che facciamo fatica a lasciare andare, un alone del tempo passato, eppure questa invasione, per certi versi mostruosa e per altri meno “dannata” di quanto sembrerebbe. L'umanità lotta tra queste tendenze, in un'ansia che, come quella delle opere di Simone del Pizzol, è a metà tra incubo e poesia, in un'atmosfera carica di tensione e incertezza.

Carolina Lio